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5 consigli pratici su come educare alla gentilezza e all’empatia

 

Bentornata sul blog!

 

Oggi voglio parlarti di quanto sia importante educare i bambini alla gentilezza o meglio alla comunicazione empatica, di cui tanto si parla ma poco si applica.

 

Se tutti crescessimo con questa consapevolezza e accortezza nel relazionarci avremmo sicuramente una società migliore. Siamo in un momento storico dove tutto è dato per scontato e si va sempre di fretta ma abbiamo il tempo di guardare Instagram e Facebook e mettere i like. Ci dimentichiamo, nel frattempo, di salutare con un “buongiorno” quando entriamo in un negozio o incontriamo un vicino, ringraziare dopo aver ricevuto un’informazione, chiedere il permesso ad un adulto (figuriamoci ad un bambino!), essere paziente in fila senza spingere per la fretta o superare qualcuno al supermercato, ascoltare chi parla ed aspettare il proprio turno di parola, mettere da parte il cellulare quando si è in una conversazione, alzarsi da tavola quando tutti hanno finito, saper chiedere scusa col cuore senza dare tutta la colpa all’esterno, riporre la sedia a posto quando si va via dal ristorante.

 

Siamo considerati una generazione di maleducati (grandi e piccoli), perché disconosciamo le buone maniere e anche per fretta non ci prestiamo più la dovuta attenzione.

 

Quante volte sento dire: “Quant’era bella la nostra infanzia con un tempo più dilatato, dove si portava rispetto agli anziani e ci si aiutava con i vicini!”

 

Oggi chiedi al cellulare e trovi un’applicazione che ti consegna in 7 minuti un uovo che ti manca in frigo, non di certo ad un vicino, che poi perdi tempo con i formalismi a chiedere come sta e finisce che ti attacca una pezza di due ore, quando a te serve solo un uovo per fare il ciambellotto per i tuoi bimbi, che non avevi controllato la mattina in frigo, sempre per la fretta! Siamo arrivati a queste assurde dinamiche in meno di un ventennio!

 

 

So che è un’affermazione forte, ma sicuramente se nessuno mi spiega il motivo per cui dovrei cedere il posto sull’autobus anche se sono stanca, dovrei aspettare il mio turno di parola o chiedere il permesso, non saprò di certo farlo ed ignorerò l’esistenza di tali norme di comportamento. Ecco un libro carino di Annie Grove per bambini che spiega questi motivi e supporta i genitori nelle spiegazioni “Leon e le buone maniere”.

 

 

 

Ti darò qualche consiglio pratico su come fare. Sicuramente la base sai già qual è, se mi segui da un p

o’! IL TUO ESEMPIO

 

Innanzitutto è importante che ti chiedi se credi nella gentilezza, se possaessere la chiave di svolta per un futuro migliore, se pensi possa contribuire a portare un cambiamento nella tua vita e nel mondo, se sei disposto a metterti in gioco per essere un esempio empatico e gentile. Ecco un libro che potrebbe aiutarti a sondare questi quesiti La forza nascosta della gentilezza (Sperling & Kupfer, 2017) di Cristina Milani, studiosa di psicologia cognitiva comportamentale e di comunicazione, per cui il segreto è l’impegno di ciascuno di noi, scatenando un effetto domino con chi abbiamo attorno. Le persone attorno a noi apprenderanno per osmosi.

 

Ti suggerisco altri tre libri:

 

  1. Genitori con il cuore di Jan Hunt sul Natural Parenting.
  2. Crescere i bambini con la Comunicazione Nonviolenta di Marshall Rosenberg e
  3. Come parlare perché i bambini ti ascoltino & come ascoltare perché ti parlino di Adele Faber ed Elaine Mazlish.

 

Essere gentili NON significa che dobbiamo dire sì a tutto e farci mettere i piedi in testa in nome della gentilezza. Essere gentili fa parte del nostro cuore, in modo spontaneo perché nasciamo che vogliamo la nostra felicità e quella dell’altro.

 

Ecco dei consigli pratici per educare i figli alla gentilezza e all’empatia:

 

  1. Saper comunicare le tue emozioni ed i tuoi bisogni. Se i bambini impareranno a farlo saranno in grado di prestare attenzione ai bisogni degli altri, rispettando sé stessi. Prova a dire “sono stanca, ho bisogno di riposo” invece di “basta, non ti sopporto più!”, “ho paura che ti fai male, sono preoccupata” invece di “scendi, altrimenti mi arrabbio, poi ti fai male e te le do sopra!”. Semplice ed efficace! Ti aiuta a chiarire le tue emozioni anche a te stessa, che per noi è un compito difficilissimo e ti prendi la responsabilità di ciò che senti, senza incolpare qualcun altro.Ricorda che la rabbia è lecita ed importante come tutte le emozioni. Prova a calmarti con respiri lunghi e profondi e aiuta tuo figlio a farlo quando è arrabbiato, passato il momento acuto ne potete parlare assieme.
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  3. Sii grata per quello che hai e insegna ai tuoi figli il valore della gratitudine. Prendete un momento al giorno per ringraziare le persone che si prendono cura di voi, il cibo che avete dalla terra e dal lavoro dei contadini ecc…. Nei ringraziamenti metti anche le cose, gli ostacoli o gli impedimenti che ci aiutano a crescere, facendo passare col tuo esempio diretto un buon approccio all’errore, che Maria Montessori definiva amico.
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  5. Mostra il tuo interesse verso tuo figlio, come sta, cosa pensa e verso gli altri in modo che impari a prendere in considerazione le persone care e anche chi è al di fuori della sua cerchia. I bambini in modo naturale si preoccupano e aiutano gli altri, come puoi vedere in questo video .
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  7. Accompagna sempre la riflessione su questioni etiche, cose che vive nella quotidianità, su come si potrebbe sentire il bambino di quel paese di cui avete letto qualcosa.
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  9. Essere un modello e una guida significa che dobbiamo praticare la gentilezza e l’onestà verso noi stessi e per noi stessi. Non significa essere perfetti, ma essere veri, anche nelle emozioni “negative” comunicandole e farà sì che si fideranno di noi perché sappiamo riconoscere i nostri errori. Rispetta ciò che pensa il tuo bambino e ascolta le sue opinioni, senza giudizio, dimostrandogli come vorresti che ascoltassero te, perché dai più piccoli possiamo imparare molto.

 

Non dimenticarti anche nella quotidianità di:
  • salutare con un “buongiorno” quando entriamo in un negozio o incontriamo un vicino,
  • ringraziare dopo aver ricevuto un’informazione,
  • dire “prego”,
  • chiedere il permesso ad un adulto (figuriamoci ad un bambino),
  • essere paziente in fila senza spintonare per la fretta o superare qualcuno al supermercato,
  • ascoltare chi parla ed aspettare il proprio turno di parola,
  • mettere da parte il cellulare quando si è in una conversazione,
  • alzarsi da tavola quando tutti hanno finito,
  • saper chiedere scusa col cuore senza dare tutta la colpa all’esterno.
  • riporre la sedia a posto quando si va via dal ristorante.

 

Un abbraccio! Al prossimo articolo!

Ilaria Cichetti – Tata Montessori

 



 

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